Virtual Garden, la mostra di Soad Abdelrasoul alla Mashrabia Gallery

La mostra  dell’artista Soad Abdelrasoul (Egitto) dal titolo Virtual Garden ospitata fino al 21 febbraio dalla Mashrabia Gallery al Cairo avrebbe dovuto concludersi il 14 febbraio, ma l’entusiasmo dei visitatori è stato tale che è stata prolungata di una settimana.

A ArteAraba.com l’onore di tradurre il testo scritto dall’artista Samir Fouad (Egitto) che ci fa accostare all’immaginario della mostra. Il testo originale è consultabile sul sito della Mashrabia Gallery.

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Soad Abdelrasoul indaga il rapporto intessuto tra l’essere umano e la natura evocando la potenza dell’universo che risiede in noi.

I suoi personaggi, che glorificano la femminilità, l’emotività e la natura in costante rigoglio, si fondono nelle opere di grande formato per ricordare agli osservatori il legame vitale che intercorre tra l’interno e l’esterno del corpo umano.

Il mondo dell’artista Soad Abdelrasoul sembra un mondo magico contenuto in una di quelle leggende in cui la strega scaglia il suo incantesimo per gettare tutti in un sonno profondo fino all’arrivo del cavaliere che li salverà restituendo loro la vita e all’universo il suo splendore e la sua gioia.

Personaggi isolati in un mondo surreale, informe e senza una collocazione precisa, che a volte si espande fino ad apparire come lo spazio cosmico, desolato, perpetuo, senza fine, e altre volte si contrae divenendo simile al vuoto di una cella confinata da muri silenziosi.

I personaggi non suggeriscono alcun tipo di movimento, nonostante assumano posizioni diverse – è come se il tempo fosse trascorso cristallizandoli lì dove si trovavano, oltrepassandoli; vi crescono attorno piante che li limitano e li vincolano, accrescendone l’isolamento e la chiusura. In certi casi, le piante crescono dai loro cuori rimossi dal petto e dalle loro bocche vuote, come se parlassero e pulsassero a nome di quei personaggi impotenti e cristallizzati.

Sottolineando l’isolamento di questo mondo leggendario rispetto a ciò che lo circonda, l’artista impiega la cornice dell’opera come parte del linguaggio della forma e come strumento figurativo: la cornice è ora simile a un recinto difficile da oltrepassare, o a una barriera impossibile da penetrare.

“Dal momento che siamo polvere, come mai i fiori non spuntano in noi?”

L’artista Soad Abdelrasoul pone questa domanda nell’introduzione alla sua mostra. E forse con la sua domanda ci offre uno spiraglio di luce per sbloccare le serrature del suo mondo leggendario, e ci spinge a chiederci se l’arte segua la logica delle cose come le conosciamo nel mondo in cui viviamo o se non crei piuttosto il suo proprio mondo e la propria logica. L’arte è parte dei nostri dolori, sogni, aspirazioni e frustrazioni o crea le proprie sensibilità e i propri sentimenti? E quindi, i personaggi del mondo dell’artista esprimono noi e il nostro mondo, magari solo per certi aspetti? O sono personaggi unici e a sé e spetta semmai a noi come osservatori tentare di capirli così come sono senza cercare di proiettarvi noi stessi? E soprattutto, l’artista crea il suo mondo essendone conscio o è come un medium che lo invoca con la magia dell’arte e degli incantesimi del linguaggio figurativo?

Soad Abdelrasoul non ci offre risposte, facendo invece sorgere in noi domande. E non solletica i nostri sentimenti: li sciocca. Non ci fa passare davanti ai suoi dipinti, semmai ci attira perché ci fermiamo davanti a essi, contemplando e ponendoci domande. E se aguzziamo la vista, troveremo tra le loro pieghe quel salvatore che riporterà in vita questo mondo leggendario e lo ridesterà dal suo sonno profondo.

Testo di Samir Fouad tradotto da Claudia Avolio

Qui l’evento creato dalla galleria su Facebook

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