“Dialogare in maniera armonica con il territorio”. Elisabetta Libanore ci porta nel cuore della mostra Desert X AlUla in Arabia Saudita

“Desert X AlUla è la prima mostra site-responsive del suo genere in Arabia Saudita. Esplorazione della cultura del deserto, la mostra è un dialogo transculturale tra artisti dell’Arabia Saudita e la regione circostante e artisti che hanno partecipato a precedenti edizioni di Desert X in California, prendendo spunto dallo straordinario paesaggio e dall’importanza storica di AlUla”, come si legge sul loro sito.
La mostra si è svolta dal 31 gennaio al 7 marzo 2020.

La bravissima calligrafa e arabista Elisabetta Libanore, che l’ha visitata, ci fa l’immenso onore di raccontarcela in questa intervista per ArteAraba.com.

Tutta la poesia di cui è capace e il suo amore per l’arte stanno per conquistarvi…

Tu sei la nostra guida. Facci immergere nell’esperienza artistica che stai vivendo. Dove siamo? Cosa prenderà vita intorno a noi?

La sabbia. Il giallo ocra-arancio della sabbia calda avvolge il nostro sguardo e prende vita intorno a noi che lentamente avanziamo sprofondando nella coltre soffice. Siamo ad AlUla: la valle che un tempo ospitava le antiche e fiorenti civiltà della penisola arabica. Un’oasi immersa nel deserto saudita. Lasciamoci guidare da sentieri che, ormai silenti, furono un tempo intensamente battuti, come se ancora oggi questa fosse – come fu – una tappa rigenerante lungo la rinomata Via degli Incensi. E come se ancora oggi potessimo godere del medesimo scambio di beni preziosi: ora non più spezie, sete e opulenze, ma opere d’arte.

Sei arrivata ad AlUla per seguire gli eventi culturali del Tantora Festival. Cosa ti ha attratta più di tutto verso questa esperienza?

Immaginare di respirare dal vivo la dimensione di spiritualità che un paese come questo trasmette. Un paese per me finora tanto misterioso quanto attraente e che decide di aprirsi al mondo, rivelando i propri tesori più nascosti: tempio di ricchezze naturali e archeologiche di valore inestimabile, che diventano patrimonio dell’umanità in senso universale e non soltanto sulla carta.

Assaporare il gusto di questo sguardo verso il futuro, di questa inaspettata e promettente apertura verso l’occidente che porta nei propri luoghi cultura, musica, arte.

Winter Tantora è un festival internazionale di musica, che richiama spettatori non soltanto locali e che per più di due mesi ospita ogni settimana uno o due concerti di artisti internazionali, spaziando da Jamiroquai, a Bocelli, Yanni, Lionel Richie e Kool and the Gang. Il tutto condito da eventi collaterali di ogni tipo, tra cui l’esposizione Desert X.

Ti sei ritrovata davanti a delle installazioni nel cuore del deserto. Com’è stato incontrare l’arte in un luogo tanto speciale?

Se – come ricordi tu nelle tue parole arabe d’arte – la parola museo, mathaf, viene da athafa, regalare, allora questo museo a cielo aperto è per me davvero un regalo: qui, dalla sabbia dorata affiorano rocce di colore cangiante che incessantemente dialogano con le opere d’arte, in un continuo scambio di pieni e vuoti che si completano, di terra e cielo che si compenetrano.

Adoro le installazioni soprattutto quelle en plein air e se in arabo si chiamano – come ci insegnifann al tajhīz fi-l-firāgh, dove firagh indica lo spazio, allora è proprio questo spazio che mi attira e mi rimanda l’idea di un universo più grande che a volte è temibile ma al contempo contiene, così come il deserto può incutere timore ma insieme ci protegge.

Ci sono delle opere che ti hanno particolarmente colpita?

Come sai, sono una grande amante della calligrafia araba.

L’opera Mirage, di eL Seed, (Tunisia / Francia) è per me una danza di lettere, così ben designate, nette, imponenti, ma nello stesso tempo fluide, magmatiche, intrecciate in misteriosi labirinti. Esse danno vita alla poesia di Jameel Bin Abdoullah Bin Moammer: parole d’amore rivolte all’amata Buthayna, che metaforicamente incarna tutta la magia della natura intorno. (qui uno scatto dell’opera realizzato da Elisabetta!)

E poi, Najma, di Lita Albuquerque (Stati Uniti), è l’incontro inaspettato con il blu oltremare di Klein, o – per restare a me più vicina – di Matisse: grandi cerchi simili a dei crateri spiccano sulla sabbia a rappresentare le costellazioni e su una roccia si eleva una figura femminile in meditazione, come ad abbracciare il cielo tutto intorno e a trasmettere un messaggio di pace.

E questo blu mi fa anche pensare – tema a me assai caro – alle influenze artistiche che si trasmettono nel tempo: elementi che ritornano ad esprimere sensazioni diverse: non un’imitazione dunque, ma piuttosto la conferma che esista come un unico filo conduttore universale che ci accomuna tutti e genera armonia.

Infine, On Parade di Nadim Karam (Libano): una sfilata di creature ispirate alla flora e alla fauna desertiche, mi appare quasi all’improvviso come dal nulla, quasi un miraggio rinfrescante, tanto ambito nella sabbia calda. Forme sinuose e curvilinee color ruggine, sono qui a rimandarmi l’idea della carovana. Delle infinite carovane che nel tempo hanno solcato questa terra dorata.

Sei rimasta sorpresa dall’impatto che ha avuto la mostra su di te rispetto all’idea che potevi avere prima di visitarla?

Piacevolmente colpita dalla bellezza di quasi tutte le opere, che ben si amalgamano con la natura circostante, senza mai apparire invadenti, fuori luogo, banali. Non troppo piccole da scomparire nella immensità del manto sabbioso, né troppo imponenti da ostentare onnipotenza: e come potrebbero voler osare tanto, di fronte all’incommensurabile?

E poi, la volontà degli artisti di dialogare in maniera armonica con il territorio circostante e il tentativo di sensibilizzare indirettamente intorno a tematiche molto attuali e significative: il rispetto per le tradizioni, la fragilità dell’ecosistema, le scienze, l’innovazione e lo sguardo positivo verso il futuro.

Quali elementi porterai con te di questa esperienza? Penso a quello che ti rimarrà dentro e a cosa ricorderai con più emozione…

Una sensazione di leggerezza, intesa come sospiro di sollievo, pensando al fatto che nella vita si possa sempre in qualche modo cambiare. Fiducia e serenità all’idea che il mondo sia sempre in movimento e che le cose possano volgere al meglio, quando vi si creda.

E ancora, un augurio che infonde speranza: la bellezza salverà il mondo.

Cosa vuoi dire al deserto di AlUla che ti ha guidata attraverso i suoi percorsi d’arte?

Shokran, ya habibi.

Tornerò presto da te, inshallah.

Seguite Elisabetta col suo delizioso progetto L’Arabo insolito!



Di seguito, immagini delle opere della mostra site-responsive Desert X AlUla con le relative descrizioni tradotte da Claudia Avolio su gentile concessione di Desert X

La mappa stellare NAJMA (She Placed One Thousand Suns On The Transparent Overlays Of Space) di Lita Albuquerque (Stati Uniti) evoca il mito cosmico di una donna astronauta che arriva sulla Terra per diffondere luce e informazioni, un’ode alla genesi della regione come luogo di nascita dell’astronomia.

Lita Albuquerque, NAJMA (She Placed One Thousand Suns On The Transparent Overlays Of Space), installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Desert X AlUla
Lita Albuquerque, NAJMA (She Placed One Thousand Suns On The Transparent Overlays Of Space), installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist, RCU and Desert X AlUla

A Concise Passage di Rashed al Shashai (Arabia Saudita) riflette sul passaggio di beni e sul commercio dall’antichità ai tempi moderni, creando un ponte tra un vasto paesaggio aperto e i sistemi economici che determinano i confini odierni.

Rashed AlShashai, A Concise Passage, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Desert X AlUla
Rashed AlShashai, A Concise Passage, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X AlUla

Steel Rings di Rayyane Tabet (Libano) dalla serie The Shortest Distance Between Two Points fa riferimento alla conduttura della Trans-Arabian Pipe Line Company che taglia in due la Penisola arabica con quaranta anelli di cui la scultura si compone, ognuno inscritto con la distanza dalla fonte della conduttura.

Rayyane Tabet, Steel Rings, from the series, The Shortest Distance Between Two Points, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut/Hamburg and Desert X AlUla
Rayyane Tabet, Steel Rings, from the series, The Shortest Distance Between Two Points, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut/Hamburg, RCU and Desert X AlUla

The Lost Path di Muhannad Shono (Arabia Saudita) prende la gioventù come nuova merce in Arabia Saudita attraverso una conduttura fatiscente che resta inerte, semi-sommersa sotto le sabbie cangianti.

Muhannad Shono, The Lost Path, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Athr Gallery and Desert X AlUla
Muhannad Shono, The Lost Path, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Athr Gallery, RCU and Desert X AlUla

Glimpses of the Past di Zahrah al Ghamdi (Arabia Saudita) è un’oasi tremolante fatta di un migliaio di container per i datteri, un tempo elemento chiave della ricchezza agricola di AlUla.

Zahrah AlGhamdi, Glimpses of the Past, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy the artist and Desert X AlUla
Zahrah AlGhamdi, Glimpses of the Past, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X AlUla

Mirage di eL Seed (Tunisia – Francia) si ispira all’immagine di fertilità che l’oasi di AlUla rappresentava per coloro che per primi attraversarono l’arido paesaggio in cerca di commercio, permettendo agli spettatori di entrare in una struttura formata da caratteri tipografici sommersa. 

eL Seed, Mirage, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Desert X AlUla
eL Seed, Mirage, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist, RCU and Desert X AlUla

L’evanescenza di oggetti e immagini in questo paesaggio è anche al centro di Now You See Me, Now You Don’t di Manal al Dowayan (Arabia Saudita), una installazione di pozze artificiali. 

Manal AlDowayan, Now You See Me, Now You Don’t, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Desert X AlUla
Manal AlDowayan, Now You See Me, Now You Don’t, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist, RCU and Desert X AlUla

La fragilità dell’ecosistema del deserto è evidente in Falling Stones Garden di Mohammed Ahmed Ibrahim, che consiste di forme simili a rocce dipinte in colori molto saturi.

Mohammed Ahmed Ibrahim, Falling Stones Garden, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Lawrie Shabibi and Desert X AlUla
Mohammed Ahmed Ibrahim, Falling Stones Garden, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Lawrie Shabibi, RCU and Desert X AlUla

Ispirata alla diversità di flora e fauna del deserto arabico, On Parade di Nadim Karam (Libano) è una carovana di forme che sembrano essere sbocciate dal terreno arido come una fioritura del deserto dopo la pioggia.

Nadim Karam, On Parade, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy of the artist and Desert X AlUla
Nadim Karam, On Parade, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy of the artist, RCU and Desert X AlUla

Amma Qabel di Nasser al Salem (Arabia Saudita) è una scultura con paesaggi interni ed esterni che abbraccia l’idea del tempo come continuum che connette tutte le culture e le civiltà.

Nasser AlSalem, Amma Qabel, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy of the artist and Arthr Gallery and Desert X AlUla
Nasser AlSalem, Amma Qabel, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy of the artist and Arthr Gallery, RCU and Desert X AlUla

Il monolite The Future is Now di Gisela Colon (Porto Rico – Los Angeles) è al contempo high-tech e futuristico ma ricorda anche il mistero di antichi manufatti culturali come i totem – testimonia un momento della Storia segnato dall’incontro tra vecchio e nuovo.

Gisela Colon, The Future is Now, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist and Desert X AlUla
Gisela Colon, The Future is Now, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy of the artist, RCU and Desert X AlUla

Kholkhal Aliaa di Sherin Guirguis (Egitto – Stati Uniti) guarda al ruolo della memoria culturale nel plasmare idee del presente. Incastrata nella spaccatura di una roccia, la scultura di una cavigliera beduina è simbolo del potere femminile e di agentività, come pure metafora dei viaggi riferendosi all’antica città di AlUla.

Sherin Guirguis, Kholkhal Aliaa, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy the artist and Desert X AlUla
Sherin Guirguis, Kholkhal Aliaa, installation view at Desert X AlUla, photo by Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X AlUla

L’installazione Dictums: Manqia II di Wael Shawky (Egitto) richiama la città storica un tempo fiorente come luogo di memoria architettonica attraverso un video proiettato sulla superficie della roccia.

Wael Shawky, Dictums: Manqia II, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X
Wael Shawky, Dictums: Manqia II, installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X

One Two Three Swing! del collettivo Superflex (Danimarca) è un richiamo all’azione collettiva che connette le persone attraverso uno sforzo condiviso.

Superflex, One Two Three Swing! Installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist and Desert X AlUla
Superflex, One Two Three Swing! Installation view at Desert X AlUla, photo Lance Gerber, courtesy the artist, RCU and Desert X AlUla

Descrizioni e immagini: Courtesy of Desert X


Desert X è realizzata dall’organizzazione di beneficenza Desert Biennial che è concepita per produrre mostre internazionali e periodiche d’arte contemporanea rendendo attive delle località desertiche attraverso installazioni site-specific di acclamati artisti internazionali.


La Royal Commission for AlUla (RCU) è stata istituita da un decreto reale nel giugno del 2017 per proteggere e salvaguardare AlUla, regione dalla significativa importanza naturale e culturale nel nordovest dell’Arabia Saudita.

1 commento

Lascia un commento