Parole arabe d’arte #5 – Botte (e risposte) tra opere

Nel quinto viaggio tra le parole arabe dell’arte avrei potuto dare spazio alle opere capaci di andare d’amore e d’accordo. Ma era più divertente prestare la voce a quelle che ancora non ci riescono…

– Claudia Avolio

illustrazione (rusum):
– Io sento che non posso vivere senza una frase. Mi basta anche una parola. O almeno tre puntini di sospensione!

immagine (sura): 
– Come no, faglielo capire che hai una dipendenza emotiva, così chi ci crede che valiamo più di mille parole poi…

monumento (nasb):
– Sì vabbè, non c’è nessuno senza manie di grandezza qui?

serigrafia (tabba’a haririyya):
– … Ma non ti ci guardi mai allo specchio, tu?

disegno (rasm):
– Ha parlato l’insicura che si nasconde dietro al nome sofisticato!

murale (jidariyya):
– Fatemi spazio che mi manca l’aria. Tutto il giorno in piedi con tutti che pensano di capirti al volo.
Ma che ne sapete voi…

dipinto (lawha): 
– Ti c’appenderei, al muro!

vignetta (karikatir):
– Ma vaffanculo, le faccio io le battute!

installazione con illusione ottica (tajhiz khida’a basariyy):
– Tanto io per voi non esisto, vero?

installazione sonora (tajhiz sawtiyy):
– Chi ha parlato? Perché nessuno mi ascolta?!

 scultura (naht):
– Cazzo, mi fa di nuovo male tutto.

calligrafia (khatt):
– E poi certi ti dicono: “Non sbottonarti troppo,
rovini il mistero”. Però quegli altri subito: “Sì ma come ti esprimi? Fatti capire!”
Decidetevi, eh.

***

Disegno in arabo si può dire rasm, termine che insieme a rusum, illustrazione, è legato al verbo rasama che al disegnare affianca anche l’illustrare e il progettare.

Un dipinto in genere si indica col termine lawha legato all’idea di asse e tavola, col bel verbo laha che riguarda l’apparire, lo spuntare.

Da un’immagine, sura, possiamo risalire fino al verbo sawwara che richiama i concetti del dare forma, del ritrarre, del raffigurare e dell’illustrare, quindi anche il fotografare.

Quando parliamo di karikatir ci riferiamo di solito alla vignetta.

Un monumento è nasb, con la radice n-s-b che porta il senso di innalzare, erigere.

Un murale è jidariyya perché in arabo jidar è il muro.

Molto interessante la serigrafia, tabba’a haririyya, dove il primo termine indica la stampa e il secondo la connota come “serica”.

Una scultura è naht, dal verbo nahata che vuol dire scolpire, levigare.

Installazione sonora si può dire tajhiz sawtiyy; se l’installazione si basa su un’illusione ottica diventa tajhiz khida’ basariyy.

L’arte della calligrafia araba è al khatt al ‘arabi, dove khatt indica proprio la linea e la radice kh-t-t porta molti bei significati che oltre al tracciare linee e allo scrivere includono anche il progettare, il pianificare.

disegno رسم

 illustrazione رسوم

dipinto لوحة

immagine صورة

 vignetta كاريكاتير 

monumento نَصْب

 murale جدارية  

serigrafia طباعة حريريّة

scultura نحت

installazione sonora تجهيز صوتي 

installazione con illusione ottica تجهيز خداع بصري

calligrafia خطّ

In copertina Memoir, opera con cui l’artista egiziana Mariam Satour ha partecipato alla quinta edizione di Roznama, mostra-concorso organizzata dal collettivo Medrar (Il Cairo). Courtesy of Medrar

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